Una nuova scuola per gestire il futuro

Cosa ci riserva il futuro? È difficile immaginare quali saranno le conseguenze del cambiamento che stiamo vivendo anche solo tra dieci anni. Si possono tuttavia fare alcune considerazioni . Credo sia difficile dubitare che lo sviluppo della tecnologia porterà alla sparizione di molti degli attuali mestieri: lo aveva già previsto Keynes nel 1930. Secondo alcuni, (Frei-Osborne, 2013 e Bowles, 2014) il 47% degli attuali mestieri sarà robotizzato in un periodo di 10-20 anni. Per altri il numero è inferiore (12%). Harari (21 lezione per il XXI secolo, 2018), osserva che «nelle precedenti ondate di automazione, gli individui potevano passare facilmente dalla routine di un lavoro a bassa specializzazione ad un altro.

Ma già oggi non è più così. Un cassiere o un operaio tessile che perdono il posto perché sostituiti da un robot ben difficilmente potranno trovare occupazione come operatori di droni o in un team della stessa banca che lavora con l’Intelligenza Artificiale». La tecnologia, infatti, non è indifferente alla competenza. Da una recente indagine europea, emerge inequivocabilmente che la disoccupazione cresce per le persone di bassa scolarità: nel 1995 quelli con una bassa scolarità rappresentavano il 12% degli inoccupati. Nel 2015 la percentuale è cresciuta al 16%, mentre per le fasce più scolarizzate è rimasta sostanzialmente uguale. Nel 2003, la percentuale di persone a bassa scolarità che lavoravano era del 25% del totale della forza lavoro; nel 2015 è scesa al 16%. Coloro i quali hanno una scolarità più alta, invece, sono passati dal 26% al 36%.

Tale situazione crea già un drammatico paradosso: oggi in Italia (e nel mondo) le aziende non trovano le professionalità che cercano, perché «le trasformazioni dell’impresa sono strutturalmente più veloci di quelle della scuola» (Burani, Camera Com. Reggio E., Corsera 14 gennaio 2018). Osserva ancora Harari (ibidem): «… creare nuovi posti di lavoro e riqualificare le persone affinché li possano occupare non sarà uno sforzo una tantum. (…) Entro il 2050, non soltanto l’idea di “un posto per la vita” ma addirittura l’idea di “una professione per la vita” potrebbe apparire antidiluviana». Ed allora, oltre all’emergenza ambiente, dobbiamo gestire anche l’emergenza scuola. Cosa insegniamo ai bambini che cominciano oggi la scuola e che la finiranno nel 2030?

a cura di
Avv. Franco Toffoletto - Managing Partner, Toffoletto De Luca Tamajo