Quanto siamo pronti ad andare dove la tecnologia ci porta?

La parola tecnologia è ubiqua, come i termini “Industria 4.0”, “Big Data”, “Robotica”, Nanoscience”.

Facciamo tutto online: prenotiamo viaggi, compriamo beni, ci formiamo e informiamo. Presto guideremo, anzi, ci faremo portare da auto che vanno da sole.
Avremo un robot come collega e ci sono start-up che già studiano come far dialogare i robot tra di loro.

In questo scenario come può sopravvivere un servizio di relocation tradizionale? Come competere quando nel 2020 un assistente virtuale risponderà all’85% delle domande? (fonte Gartner). Perché pagare per dati oggi gratuiti sul web?

Le società di relocation devono puntare sulla tecnologia per essere competitive e fornire:
  • informazioni accessibili 24/7;
  • sistemi online per l’upload ed il download di documenti e dati personali, certificati ISO 27000 ai sensi del GDPR;
  • maggiore efficienza con pc più veloci e dipendenti liberi di fare altro o lavorare di meno;
  • aggiornamenti in tempo reale;
  • report statistici ampi e puntuali.
Amo pensare che le lampadine non hanno sostituito le candele, ma l’andare a letto presto. Che le auto non hanno sostituito i cavalli, ma il restare a casa. Che la tecnologia può migliorare il nostro lavoro, ma un robot non potrà mai sostituire un “accompanied home finding”.

Cambiare paese, cultura, lingua è, e resterà, a dispetto di tecnologia e globalizzazione, un momento non facile, ricco di stimoli ma anche di stress, e vissuto dalle persone con modi e intensità diverse.  Un professionista che prima ascolti e capisca le esigenze e timori del “Transferee”, e poi lo aiuti con empatia e sensibilità farà sempre la differenza. Perché siamo e resteremo esseri umani e come tali unici. E tale umana unicità ha e continuerà ad avere un valore straordinario.

A cura di Maddalena Michieli, Managing Director, Professional Relo